A seguito dell’Ordinanza n. 7362/2025 depositata dalla Corte Suprema di Cassazione il 19 marzo 2025, pare essersi riaperto nella comunità il dibattito attorno al Counseling. L’Ordinanza è soprattutto rilevante per altri motivi, come illustrato in un mio articolo recente, ovvero perché rappresenta l’importante affermazione del principio secondo cui la libertà di manifestazione del pensiero scientifico deve essere preservata e protetta.
È lecito ricevere pubblicità senza aver preventivamente prestato il proprio consenso solo perché il proprio nominativo risulta essere pubblicato su un sito web o un registro di un’associazione professionale?
Quando parla del counseling, che ha tra i suoi elementi costitutivi l’ascolto, la relazione e la comunicazione, lo fa mossa da passione e concretezza, conoscenza ed esperienza, visione e pratica.
La violenza fisica, sessuale, psicologica ed economica che milioni di donne in tutto il mondo subiscono quotidianamente è una grave violazione dei diritti umani che affonda le sue radici in una cultura patriarcale che per secoli ha relegato la donna a un ruolo subalterno alla volontà e al dominio maschile.
Si è aperto negli ultimi giorni uno stucchevole dibattito su quanti siano i femminicidi in Italia e quali siano i criteri per definirli. Non è ancora stato celebrato il funerale dell’ultima ragazza uccisa e già il discorso pubblico si è spostato – dalle domande generate dal turbamento, alle risposte degli “esperti” che mettono a tacere le domande.
Il 17 maggio si celebra la Giornata Internazionale Contro l’Omofobia, la Bifobia e la Transfobia (IDAHOBIT acronimo di International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia): in quella data l’Organizzazione Mondiale della Sanità eliminò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
È un caldissimo giorno di agosto quello in cui parte un tam tam generale sulla radiazione dall’Albo degli psicologi di tre professioniste alle quali va tutta la nostra vicinanza e il nostro sostegno: Cecilia Biava, Emanuela Mazzoni, Claudia Montanari.
In base alle ultime disposizioni governative (decreti, DPCM, ordinanze, etc.), è possibile effettuare sessioni di counseling in presenza nelle zone rosse?
Il DPCM del 14 gennaio 2021, in continuità con quanto già disposto dal DPCM del 3 dicembre 2020, ha mantenuto il divieto della formazione in presenza.
Come risposta all’aumento dell’uso di internet, dei social media e delle nuove tecnologie da parte dei counselor professionisti, AssoCounseling ha deciso di promuovere delle linee guida specifiche sul counseling a distanza.