ABSTRACT DEGLI SPEECH

PLENARIA #3
Integrazione e collaborazione
tra figure professionali diverse
in progetti complessi

Gli abstract sono pubblicati considerando l’ordine alfabetico del titolo dell’intervento.

 

Advocacy e giustizia sociale: il futuro del counseling nel sociale

Davide Mariotti

Che cosa sono l’advocacy e la giustizia sociale nel couseling e quali competenze sviluppano per la pratica professionale? E ancora per finire: come queste possono incidere in modo innovativo nell’attività quotidiana del counselor? Queste sono le principali tematiche che la relazione intende affrontare. Secondo il dizionario inglese Collins (nd), un avvocato è una persona che sostiene o difende una causa; supporter è una persona che intercede per conto di un altro. L’advocacy, seguendo queste definizioni, implica impegnarsi in difesa a sostegno, o intercedere con o per conto di un altro individuo, gruppo o organizzazione per raggiungere un obiettivo. In questa descrizione è implicito il fatto che l’individuo, gruppo o organizzazione ha bisogno di essere difesa da qualcuno che perori la sua causa. Si potrebbe dire in altri termini che advocacy è un processo attivo di supporto al fine di realizzare qualcosa di necessario per il cliente che sarebbe per lui altamente improbabile raggiungere senza l’intercessione o l’intervento di altri. Advocay in altri termini propone un’intervento di counseling focalizzato sull’eliminazione delle situazione oppressive nella vita dei clienti, promuove di fatto un counseling di promozione sociale finalizzato alla costruzione di una società più giusta ed equa attraverso l’eliminazione delle barriere sociali che impediscono o ostacolano la possibilità effettiva dei clienti di realizzarsi pienamente. L’American Couseling Association propone delle competenze per l’advocacy che si fondano su una filosofia di giustizia sociale e riconosce l’importanza dei fattori sociali, politici, economici e culturali nello sviluppo della persona. Ma nella pratica quotidiana come possono i counselor realizzare un intervento utilizzando le competenze di advocacy?

 

Aiutare ad aiutarsi

Alberto Dea

Si tratta di un lavoro di counseling sanitario di gruppo, scaturito dall’idea di poter aiutare dal punto di vista della gestione delle proprie emozioni, le persone affette da M. di Crohn e da Rettocolite ulcerosa. Tali malattie, molto gravi e invalidanti, portano le persone a debilitazione fisica grave e a condizioni di paura e rabbia nei confronti di se stesse e della malattia fisica di cui soffrono. Tale stato emotivo induce le persone a chiudersi in se stesse, ad evitare di confrontarsi con gli altri, ad instaurare un clima di scarsa considerazione e stima di sé. Con la collaborazione dell’Ambulatorio di Gastroenterologia dell’Ospedale di Venezia e dell’Ospedale di Mestre e con l’aiuto dell’Associazione A.M.I.C.I. che si occupa di patrocinare i malati di tali malattie croniche intestinali, abbiamo organizzato un gruppo di crescita personale, costituito da 10 persone affette dalle patologie intestinali citate. Attraverso incontri quindicinali che si sono snodati nell’arco di 7 mesi (Gennaio/Luglio 2015) abbiamo agevolato tali persone a prendere consapevolezza delle proprie emozioni e a identificare la paura, la rabbia e la delusione fino ad arrivare alla gestione di esse. Tutto questo ha portato i partecipanti a prendere coscienza del fatto che i loro atteggiamenti di isolamento e solitudine si sviluppavano quasi esclusivamente per preservarsi dalla sofferenza, con il risultato che essi si chiudevano nella solitudine e nella tristezza. Grazie a tale consapevolizzazione i Partecipanti hanno sviluppato un sano desiderio di vivere nuovamente a contatto del mondo circostante e delle persone che stavano loro intorno e che le amavano. Grazie a tale percorso le persone si sono trovate a vivere con maggiore entusiasmo la propria vita, ad avvicinarsi agli altri e a considerare la propria malattia cronica come un evento da vivere e da gestire in modo diverso da prima, con il risultato di una migliore qualità di vita. l’efficacia ottenuta è stata misurata con questionari confezionati per l’occasione. Questo lavoro rappresenta l’inizio di una ricerca nel campo delle malattie croniche e del counseling, come percorso parallelo alle terapie Mediche.

 

Il counseling in farmacia

Giovanni Rossetti

Sono farmacista. Da anni l’Ordine professionale e l’associazione di categoria cui apparengo rimarcano con enfasi che la fiducia indiscussa di cui in Italia gode il farmacista è basata sulla capacità di ascolto empatico e di contatto con la “persona” prima ancora che con il “cliente” o il “paziente”. La farmacia nel nostro paese conta su circa 17.000 sedi operative le quali in media emettono 200 scontrini fiscali al giorno: una capacità di contatto notevole quindi. Al farmacista inoltre vengono sempre più frequentemente richieste abilità professionali in campi fino a non molto tempo fa poco frequentati e la modalità con cui farvi fronte è stata spesso quella di chiedere a figure professionali “terze”. Emblematica la campagna “Lo psicologo in farmacia”. Quali sono dunque le potenzialità della proposta “Il counseling in farmacia”? La formazione può essere rivolta al Titolare medesimo e allo Staff per migliorare la capacità di interazione con la persona e con il suo bisogno oltre che per ottenere un “Team building” efficace. Ma anche, se non soprattutto, ad un farmacista che abbia interesse ad una integrazione professionale pemettendosi di lavorare one to one con colloqui individuali. A questo proposito la professione di counselor dichiaratamente “non sanitaria” è perfettamente compatibile con la pregressa iscrizione del farmacista ad un Ordine Professionale Sanitario, cosa non compatibile ad esempio con la professione di psicologo. La farmacia come offerta di servizi dedicati ed esclusivi e non solo semplicemente come vendita di prodotti.

 

Il lavoro del counseling nell’eleborazione del lutto pre e perinatale

Laura Bulleri

Sin da piccole immaginiamo, giocando con le bambole, che avere un figlio sia un fatto naturale. Lo è certamente, ma non sempre, non per tutte. Della maternità si indugia sull’aspetto tenero e meraviglioso, si nasconde volentieri il suo lato oscuro. In realtà ci possono essere momenti molto difficili legati al divenire genitori. Lo speech proposto è dedicato alle madri interrotte mentre preparano la culla del loro bambino che non arriverà, e ai padri che diventano trasparenti, come se non fossero coinvolti, mentre sopportano l’inconsolabile dolore delle loro compagne e si occupano silenziosamente delle incombenze pratiche. Con il counseling si può iniziare o continuare il processo di elaborazione del lutto e depotenziare l’impatto del trauma. Il lutto pre e perinatale provoca infatti un trauma specifico a cui si riconnettono spesso anche nodi transgenerazionali e difficoltà irrisolte tramandate dai genitori ai figli. Il counseling può aiutare a trasformare il veleno in medicina.

 

Nuovi percorsi e strumenti per il counseling: un’integrazione sinergica nel percorso di Psicoanalisi Assistita dal Cavallo (PAC)

Anita D’Agnolo Vallan e Ivan Ottolini

La professione del counselor ha raggiunto oggi un elevato e importante livello di definizione dei propri aspetti peculiari che, sebbene in continuo affinamento, distinguono questa disciplina in modo alquanto chiaro dalle altre tipologie di intervento finalizzate all’aiuto della persona. Proprio perché l’identità del counseling ha conseguito un’immagine nitida, credo si apra a questo punto, nel panorama dei possibili sviluppi di tale attività professionale, la grande opportunità di poterla concepire e sperimentare, anche, come integrazione di percorsi di crescita e cura, interdisciplinari e maggiormente complessi. Quando caratteri e confini sono confusi, distinguere i ruoli di dimostra difficile e il valore aggiunto di possibili collaborazioni, tra esperti provenienti da ambiti diversi del mondo della cura e del supporto alla persona, rimane alquanto difficoltoso da comprendere e determinare. Al contrario, nel momento in cui la natura dell’intervento si dimostra forte, la cooperazione tra professionisti può perdere il senso della competizione e della conflittualità, e trasformarsi in grande opportunità sia in termini di crescita complessiva che di potenziale impatto sul target. A tale riguardo, diventa dunque interessante immaginare e costruire scenari innovativi, al fine di contribuire a promuovere e diffondere la cultura del counseling e la consapevolezza dei suoi benefici, nonché far evolvere i suoi ambiti applicativi e i relativi percorsi di specializzazione. Nel merito particolare di questa riflessione, vorremmo qui proporre l’integrazione della figura del counselor come co-protagonista, accanto allo psicoanalista, nel framework relativo agli interventi di aiuto assistiti dagli equini, e più specificatamente della PAC, Psicoanalisi Assistita dal Cavallo. Counseling e psicoanalisi, dunque, non intente a rinforzare reciproci confini di spazi individuali, ma unite sinergicamente nell’obiettivo di produrre prestazioni innovative di elevata qualità a vantaggio degli utenti.

 

Psichiatra, psicologo, counselor: il confine professionale come opportunità

Vitantonio Scagliusi

Il contributo proposto riguarda l’esperienza di un team multiprofessionale, costituito da uno psichiatra psicoterapeuta, uno psicologo psicoterapeuta, uno psicologo counselor e una counselor professionale. Nella collaborazione creatasi negli anni è emerso chiaramente come, sia a livello didattico sia a livello di lettura del problema portato da un cliente, le varie peculiarità dei professionisti possano costituire una ricchezza importante. Il counselor può tranquillamente, avendo chiare le proprie competenze, muoversi su un terreno di ascolto della persona nel qui ed ora diventando davvero il fulcro della scelta di opportunità e risorse verso le quali un cliente può trovare un riferimento secondo i propri bisogni. Molto interessante è la possibilità di invio da psicoterapeuta a counselor per la gestione nel qui ed ora di una specifica area della vita persona, pur continuando questa un percorso di psicoterapia. Il counselor può essere a tutti gli effetti parte di un equipe con la quale si condividono situazioni e si fanno progetti comuni per il cliente con obiettivi diversificati. Credo che la partecipazione a team multi professionali debba essere un obiettivo importante da raggiungere per il counselor, anche nel confronto con gli altri professionisti della relazione, poiché la società attuale ci presenta una forte necessità di ascolto, a livelli e con obiettivi differenti.

 

Tiresia: un’esperienza di identità

Angela Infante

Antigone e Creonte incarnano il mito del dualismo, le leggi degli dei e le leggi degli uomini, vissute in modo radicale, inconciliabile e drammatico, in uno scenario senza soluzione al quale noi oggi ci vogliamo sottrarre. Potremmo farlo considerando gli opposti, non come tali, ma come parti complementari di un unico, questo richiede uno sforzo intellettivo. Un’altra via, un percorso creativo, non solo pensiero, ma azione, ci viene suggerita da una figura terza emblematica che si frappone tra i due: Tiresia l’indovino cieco. Egli vede il mondo che lo circonda, il mondo degli dei e degli uomini attraverso “gli occhi degli altri” in un vissuto empatico che è la chiave di volta, il grimaldello che scardina le convinzioni assolute e assolutiste. Secondo il filosofo Roman Krznaric “l’empatia è l’antidoto di cui abbiamo bisogno”. Ne abbiamo bisogno nel conflitto personale, professionale, nel sociale tra i detrattori dei diritti per la comunità LGBT e i difensori degli stessi diritti. L’esperienza di identità di Tiresia potrebbe indicarci una strada nuova.