ABSTRACT DEGLI SPEECH

PLENARIA #2
Difficoltà esistenziali
e interventi di counseling

Gli abstract sono pubblicati considerando l’ordine alfabetico del titolo dell’intervento.

 

Bologna, Pilastro 2016: un setting sorprendentemente e potentemente ideale per diffondere e sviluppare il counseling di comunità

Tiziana Zullo

Nella realizzazione di un obiettivo, a volte siamo pro-motori, intendendo io con questo, coloro che agiscono proponendo all’esterno una prospettiva, una visone, un’opportunità altra, forse impensabile ed impensata. In altre, siamo coloro che riconoscendo un propellente esterno, un verificarsi in sé e una comunità d’intenti altri, forse impensabili ed impensati, vi si affacciano pronti ad unirvisi per co-crearli e svilupparli. Ed in altre ancora, siamo coloro che simultaneamente promuovono e contribuiscono al realizzarsi congiunto delle precedenti istanze, in un divenire che appare oltremodo armonioso e sinergico, quando non miracoloso. Da Counsellor e Cittadina del Pilastro di Bologna, ho sia avuto e sia mi sono procurata la fortuna di divenire agente all’interno dell’ultima opzione e situazione sopradescritta. Il Pilastro di Bologna è un’area del Quartiere San Donato, situata nelle immediate vicinanze del Centro, dai risvolti contrastanti ed in contrasto. Verso di essa, fin quasi dalla sua nascita, sono state veicolate ed ammassate persone (le parole non le ho scelte a caso), che hanno dato vita al melting pot che lo popola ora e lo ha popolato in passato, dalla variegata provenienza sociale, economica, regionale, etnica e “legale”. Caratteristica, che proprio per questa sua multi-origine sfaccettata, ha consentito e consente di mettere in sinergia le potenzialità umane del territorio. “Ecologia, Poesia, Tango: queste le tre eccellenze consolidate del Circolo Arci La Fattoria. Avevamo una visione profetica, scusate l’immodesti”, La storia del Circolo racconta la capacità di autorganizzazione dei cittadini del Pilastro per vivere il proprio tempo libero in modo sano e partecipata” affermava Oscar De Pauli, Presidente dello Storico Circolo nei primi anni 90. Le esigenze sono in mutazione. Pilastro 2016 e le diverse realtà coinvolte, parafrasando Oscar, raccontano l’odierna capacità di auto-organizzazione dei cittadini del Pilastro. Emergenze, bisogni ed aspirazioni sono assai diverse e, per certi aspetti, la loro soddisfazione appare assai sfidante, in presenza di una situazione socio-economica che limita le risorse dei più. L’auto-organizzazione, però, rimane la stessa. Le capacità di leggersi ed attivarsi anche. Da Counsellor mi sono proposta nel percorso, perché laddove non vi sono Orizzonti Certi, il Counsellor può estrinsecarsi con l’adattamento creativo, grazie all’esser facilitatore del “qui ed ora” e delle potenzialità delle quali, clienti singoli ed aggregati, si rendono consapevoli e vogliono mettere in condivisione. Il progetto Sviluppo di Comunità del quale faccio ormai parte integrante è iniziato a fine 2014.

 

Carcere: art counseling e percorsi di counseling individuali

Daniela Zarini

In carcere a Bollate i percorsi di counseling e art counseling sono finalmente riconosciuti. I progetti approvati, svolti e in corso sono due: 1) Quattro Professional Counselor e una Psicologa lavorano insieme a un progetto (finanziato dal carcere di Bollate) di percorsi si counseling individuale in accompagnamento a persone in uscita per lavoro o fine pena. Gli incontri vengono svolti internamente ed esternamente alla struttura penitenziaria. 2) Tre Professional Counselor svolgono da anni percorsi di video e art counseling nel carcere di Bollate in collaborazione con gli psicologi ed educatori della struttura che inviano e segnalano le persone in difficoltà. I detenuti realizzano un video che scrivono, dirigono, girano, recitano ecc. e che viene poi consegnato alle famiglie, come piccolo ponte con l’esterno.

 

Dal carcere al resto del mondo: i più preziosi punti di forza del counseling

Riccardo Marchese

L’idea è quella di partire da un’esperienza specifica di counseling sociale (in ambito penitenziario, svolgendo colloqui individuali sia con detenuti sia con loro congiunti) per trarne conclusioni di valenza più ampia. Un contesto così peculiare, che potrebbe interessare – professionalmente – un’esigua minoranza di chi ascolta, risulta funzionale a porre in luce come il counseling possa – per il suo caratteristico approccio – racchiudere in sé un valore aggiunto (rispetto ad altre professioni di aiuto) nell’ambito del disagio sociale che va oltre il carcere e dintorni. I tratti caratterizzanti la storia – passata, densa di elementi drammatici, e presente, dalla quotidianità se possibile ancor più dura – dei protagonisti dei casi trattati e gli atteggiamenti esistenziali improntati a pessimismo e scetticismo che ne derivano lo confermano. Un altro denominatore comune che ho rilevato nelle persone incontrate riguarda una sorta di sindrome da accerchiamento che essi vivono. Si sentono isolati, vittime di ingiustizie, accusano tutto e tutti. Fornire loro un tempo e uno spazio in cui far valere il proprio punto di vista, sentendosi finalmente ascoltati e capiti ha rappresentato una base essenziale per un percorso di crescita. Ma questi ulteriori tratti comuni ai soggetti di quel particolare contesto possono attenere anche a chi appartiene a strati socio-culturali elevati, sicché dai punti di forza del counseling che intendo mettere in luce derivano considerazioni che travalicano i confini dell’ambito “sociale”. Punti di forza che includono tutti gli ingredienti che costituiscono la capacità di creare la relazione col cliente, in primis qualità dell’ascolto, assenza di giudizio, simmetria della relazione, parole chiave cui restare ben ancorati, su cui trovo utile svolgere ulteriori riflessioni.

 

Gestione di un Centro Anti violenza secondo un percorso di Counseling

Elisa Chechile

Il Centro Antiviolenza “L’Orecchio di Venere” è attivo dal 2009. Tutto il personale del Centro è stato formato all’ascolto ed all’accoglienza secondo le linee guida del Counseling: offre accoglienza, ascolto, orientamento e sostegno alle persone che attraversano un momento di disagio e di confusione, legato a fenomeni di violenza familiare subita, praticata o assistita e che temono per la propria vita.Alle persone che accedono al Centro vengono proposti due percorsi ;il percorso di Counseling o il percorso psicologico. Dal 2014, su mandato della Regione Piemonte, Il Centro gestisce, con i Consorzi Socio Assistenziali ed il Comune di Asti, la tematica della violenza in tutta la Provincia. Il Centro ha il mandato regionale di occuparsi della formazione di tutta la “rete” e di iniziare la sperimentazione per la presa in carico del maltrattante. Il Centro, come membro del tavolo regionale di sorveglianza sulla violenza alle donne ed alle bambine, è stato interpellato per contribuire alla modifica della legge regionale (PDL 142). In tale ambito la nostra proposta è stata di inserire nei protocolli operativi i MMG ed i Pediatri di base nonché i Sindaci.
Il Centro si avvale di 15 operatori volontari: medici, psicologi, counselor, avvocati e si avvale di tre operatrici per garantire la continuità dell’attività di segreteria.

 

Il counseling integrato nelle pratiche mediche

Francesca Boschetti

Le competenze di couseling rogersiano unitamente alla professione medica e infermieristica garantiscono un’elevata compliance terapeutica con il paziente. Quest’ultimo, infatti, sentendosi accolto, compreso, accettato e non giudicato entra in piena fiducia con il curante e con lui si allea come protagonista del proprio processo terapeutico o del proprio processo del morire. E’ con questa consapevolezza che porto il mio essere counselor ogni giorno e ogni momento nella relazione con i miei pazienti nell’ambito oncologico e di cure palliative domiciliari. In particolar modo, il counseling facilita l’apertura emotiva del paziente e lo scioglimento dei suoi stati d’animo in particolare la rabbia e la paura. Con il counseling è possibile accompagnare il paziente anche nel doloroso percorso del processo del morire con professionalità e compassione. A dimostrazione di ciò ho raccontato e trascritto alcuni significativi dialoghi tra me e i miei pazienti negli ultimi giorni e ore di vita. Da questi racconti è nata una sceneggiatura e un breve filmato di 20 minuti dove vengono ricreate le storie e i dialoghi.

 

Il ruolo del counseling in una équipe multidisciplinare che si occupa di patologie croniche

Marta Guastavigna

Il laboratorio nasce dalla richiesta della Farmacia Ospedaliera dell’Ospedale Amedeo di Savoia di Torino poiché il Farmacista Clinico si trova ad avere sempre più un ruolo diretto nella gestione del paziente con patologia cronica, confrontandosi con terapie complesse e con pazienti che riportano difficoltà ad assumerle con motivazioni spesso legate ad aspetti soggettivi e profondi. Le competenze di Counseling pongono il professionista sanitario in condizione di aumentare la qualità dell’assistenza, migliorando l’accoglienza del paziente e la capacità di riconoscere la richiesta di aiuto e di rispondervi. Nella consapevolezza di come la dimensione relazionale sia di primaria importanza per il raggiungimento degli obiettivi assistenziali e di quanto la collaborazione tra le diverse figure professionali sia punto di partenza fondamentale, abbiamo ideato e realizzato il “Laboratorio Pratico per il Farmacista Clinico”, un progetto di formazione, supporto e collaborazione.

 

Valore dell’apporto dello sportello di counseling in azienda

Alessandra Moretti

Da alcuni anni su richiesta di alcune aziende multinazionali abbiamo attivato sportelli di counseling dedicati ai dipendenti. Lo sportello di counseling offre un apporto sia in campo personale che professionale, con tematiche che riguardano l’attivazione di risorse, riconoscimento di potenzialità, passaggi di ruolo, demotivazione, problematiche relazionali, di comunicazione, stress, scelte che riguardano cambiamenti e ricollocazioni.